Nei tarocchi il riflesso dell'

Nei tarocchi si specchiano le più intime emozioni
la cartomanzia permette di leggere il loro riflesso !

I tarocchi catturano le nostre emozioni più intime.
La sensibilità della cartomante
riesce a leggere nelle carte questi messaggi del nostro inconscio.
Quindi
la cartomanzia traduce le indicazioni più segrete della nostra anima
in tracce da seguire nel vivere quotidiano.


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I Tarocchi nella storia.

Il primo documento che cita i Tarocchi è costituito da un'enciclopedia cinese del XIII sec. A.C.
Intorno al X sec. a.C. è già documentata l'esistenza di un mazzo più o meno corrispondente ai Tarocchi occidentali (I Ching).
Mancano fonti documentali al di là del XIII sec. A.C. per l'Occidente e del IX sec. per l'Oriente.
Le teorie quindi, pongono l'origine, di volta in volta:
nell'estremo oriente, in Cina o Corea in un'epoca compresa tra il XIII a.C. ed il IX sec. d.C.;
nel vicino e medio oriente, in un'area compresa tra la Mesopotamia ed il Mar Rosso in un arco di tempo che va dai Sumeri fino al XIII sec. d.C.;
in Egitto durante o prima dell'Antico Regno,dinastie I-IV;
in Europa, in un periodo tra il XIII ed il XIV sec. della nostra era.
Probabilmente gli Arcani Maggiori sono apparsi separati dagli arcani minori e successivamente si sono riuniti per formare il mazzo di 78 carte di oggi.
Come noto, gli arcani Maggiori sono simbolici, raffigurazioni quindi di carattere esoterico, gli arcani Minori, invece hanno i classi 4 semi.
Possiamo quindi supporre che il mazzo dei tarocchi sia nato prima con scopi divinatori e poi succesivamente sia stato usato a scopi ludici, perdendo quindi la sua vera natura, infine i due mazzi sono stati uniti, creando il mazzo di 78 carte.

La storia dettagliata dei Tarocchi.
Il primo documento che parla dei tarocchi come carte da gioco, come già detto, è del XIII sec. a.C.
ma la loro origine è senza dubbio MOLTO più antica:
Già intorno al 2800 a.C. (XXIX sec.) l'imperatore Fo Hi applicava i cosiddetti trigrammi (quello che diverrà l'I Ching) all'arte di governo.
Durante il II millennio a.C. tali elementi vengono rielaborati in una sorta di teologico-filosofica (che associa Taoismo e Confucianesimo).
In quest'epoca viene riscritta la formalizzazione del "libro dei Mutamenti" o "I Ching".
La sua elaborazione ha luogo intorno al 1150 a.C. sotto l'ultimo Imperatore della dinastia Chang, Shang Chou Hsin: egli è in carcere per motivi politici e rielabora i trigrammi dell'imperatore Fo Hi, li unisce in esagrammi e getta le basi dell'I Ching.
Tan, figlio di Weng, iniziatore della dinastia Chou, riscopre l'opera del padre e la completa con una spiegazione di ogni linea (i cosiddetti "mutevoli").

Una seconda rielaborazione viene effettuata durante il V sec. a. C. in coerenza con la dottrina dello Yin e dello Yang: L'I Ching finisce con l'accomunare elementi di filosofia e di astronomia (in effetti divinazione ed astrologia) come ci viene documentato da un calendario cinese del III sec. a.C. completo di previsioni astrologiche.

La traccia successiva si trova nell'ordine che, nel 213 a.C., l'imperatore Shi Huang Ti (quello del famoso "esercito di Terracotta") impartiva perché si bruciassero tutte le opere letterarie fatta eccezione di quelle di divinazione, di medicina e di agricoltura (tra cui l'I Ching).
L'I Ching, in questa fase, è strettamente connesso al governo ed è quindi riservato a ristretti circoli di potere nell'ambito dei quali assume un significato preciso unitamente ai trattati di geomanzia (per la progettazione di città a di palazzi).

Ma i rivolgimenti politici e sociali del periodo compreso tra il III sec. a.C. ed il III sec. d.C. fanno perdere le tracce dei tarocchi fino a quando lo studioso Wan Pi li riscopre, li rivaluta e li diffonde.
A partire da questo momento la storia dell'I Ching perde il suo carattere esoterico-filosofico per confondersi con il "gioco".
Tra il VII ed il X sec. d.C., durante la dinastia, Tang la moneta viene usata come carte da gioco ed il fenomeno diviene così preoccupante che intervengono gli editti imperiali del 1120 per disciplinare l'uso delle carte, sia da gioco, che da divinazione.


Si ha poi un vuoto storico, ed è solo agli inizi del XIII sec. che i documenti parlano nuovamente dei tarocchi, le carte erano già state introdotte praticamente in tutta l'Europa come è documentato da:
- un'ordinanza francese che ne proibiva l'uso pena la fustigazione;
- dalla ben più drastica posizione del Sinodo di Worchester che, nel 1240, proibisce, pena la galera a vita, il gioco delle carte chiamato "rege et regina".
I tarocchi hanno quinid subito fasi alterne di grande diffusone ma sempre e solo come gioco, è solo con la riscoperte della cultura egizia, ad opera dei Napoleone, che il mazzo dei tarocchi si riappropria delle sua essenza esoterica, alla fine del 1700 molti sono colori che si rivolgono al mazzo dei tarocchi per avere responsi, specialmente ciò avveniva nei salotti dei nobili, quindi le disponibilità economiche di essi portarono molti ad utilizzare le doti divinatorie dei tarocchi per scopi di lucro e non più come mezzo di conoscenza.


Come visto i tarocchi sono nati come mezzo divinatorio e filosofico ed hanno da sempre subito un'alternanza tra lo scopo di conoscenza e lo scopo di lucro e tra quello di gioco d'azzardo e gioco ludico.

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